


"Te lo chiedo...per piacere..." dice.
Calma e gesso.
Spegnere quella stupida odiosa voce nella testa che dice: "lo sapevo".
Non è finita finchè non è finita!
(E a volte non è davvero finita manco quando è finita sul serio).
La sua voce ad un certo punto si è incrinata...rabbia...? impotenza...?
Gli ho risposto che avevo paura.
Solo tanta paura.
So che voglio e devo fare la mia vita comunque: mi manco molto.
Sono viva... e finchè c'è vita c'è speranza, no?
E non MI darò la soddisfazione di deprimermi, di chiudermi in me stessa, di sfiduciarmi, di diventare cinica, di considerarlo "stronzo" (senza motivo), di piangere disperata.
L. non sarà l'unico uomo "per me" sulla terra...
Certo, lui è "diverso".
E' diverso, forse persino..."migliore"...
Ma anche i MIGLIORI sono confusi e anche loro hanno paura.
E contro la paura spesso si perde.
Vorrei credergli...avere fiducia.
Spero. Ci provo.
Forse avrò la forza di aspettarlo quanto necessario...o forse no.
Vedremo.
Se Cassandra (cioè io...) avrà pronunciato ancora una volta un'oscura profezia- sempre la stessa- che si avvererà inesorabilmente, tra lo sgomento di tutti (il suo prima di tutti...) ...allora tenterò ancora e ancora e ancora.
Senza mai stancarmi o abbattermi.
Finchè "someday I'm gonna win", come dicono gli EELS.
Ma non aspettiamo NESSUNO per vivere la NOSTRA VITA.
Viviamo intensamente.
E basta.
E ringraziamo Dio per i bei momenti.
Amen.
P.S. Ieri è stato il più bel 9 febbraio della mia vita. Sono 5 anni dalla morte di Nico...e non ho mai vissuto tanto intensamente un connubio di "eros e thanatos" come ieri...grazie Dio. E grazie amico mio, ti adoro, come sempre.

Londra, 5 gennaio 2009 - Gennaio è tradizionalmente tempo di detox e diete dopo gli eccessi di Natale, quando la quasi-globalità delluniverso femminile si deprime, scoprendo di aver messo su qualche chilo e di aver peggiorato la situazione cellulite. Quale gioia quindi scoprire, grazie ai soliti segugi del 'News of the World', che anche le inarrivabili dee della bellezza e del glamour soffrono lo stesso amaro destino, dopo il "break" natalizio.
Diverse immagini dellinossidabile top model Kate Moss, campeggianti in prima pagina sul popolare tabloid domenicale inglese mostrano infatti, senza ombra di dubbio, una marcata e visibilissima cellulite sulle coscie. Proprio lei, lintramontabile ed eternamente adolescenziale inglesina, "testimonial" di infinite campagne pubblicitarie, nonché volto capace di far raddoppiare la tiratura di riviste come 'Vogue' e 'Harpers Bazaar' se piazzato in copertina, non è meglio di tutte noi. Anzi. In bikini, nonostante la magrezza, si vedono perfettamente i buchi impietosi della condizione e inoltre, il Sun asserisce che ci sono avvisaglie che il famoso didietro sbarazzino stia crollando, essendosi spostato verso sud di diversi gradi. Insomma, Kate, a 35 anni (li compie il 16 gennaio), sarebbe cadente e cellulitica, mentre in faccia (dove le rughe rimarrebbero nascoste da enormi occhialoni da sole) campeggia unacne non indifferente. Un rudere? Non proprio.
Le foto, prese con le peggiori intenzioni su una spiaggia della Thailandia - dove la modella è in vacanza con il trentenne compagno Jamie Hince (chitarrista dei Kills) e la figlioletta Lila Grace di 6 anni - non riescono lo stesso a mascherare il fisico da gazzella, il capello biondo scapigliato, e il fascino che permane anche senza make-up. Rimane il fatto però che, dal vero, la top model di Croydon (uno dei ghetti di Londra), non sembra essere altro che una pallida imitazione della regina del glamour che solitamente ammicca dalle oltre 300 copertine lanciate nella sua carriera.
Un amico della modella, recentemente piazzata al 2° posto nella lista di 'top' più ricche del mondo compilata dalla rivista Forbes, avrebbe rivelato al giornale: "Questa è la Kate a cui sono abituati i suoi amici. I segni di una vita passata svolazzando da un party allaltro si sono fatti vedere da un po, ma lei è sempre stata la maestra del travestimento e finora era riuscita a mascherarli. Ora su una spiaggia, senza trucco e senza guardaroba firmato, si può vedere la vera Kate Moss". Il perfido amico ha continuato: "Anche dopo essere stata beccata mentre sniffava cocaina tre anni fa, Kate non ha mai smesso di andare a feste e di divertirsi e ora si cominciano a vedere i risultati".
Le foto, definite "scioccanti" dal giornale, avrebbero messo in discussione la veridicità delle immagini realizzate da Kate per la più recente campagna pubblicitaria per Versace, dove appare in splendida forma. Secondo il giornale, sarebbero state "ritoccate di brutto", ma certo la Moss non è lunica ad aver fatto ampio uso dellairbrush, ovvero il ritocco a computer. Come contorno al servizio, il 'News of the World' ha messo una serie di altri "sederi famosi" pieni di cellulite, invitando i lettori ad indovinare di chi sono.
Risolviamo per voi larcano mistero, rivelandovi che gli imperfetti fondoschiena appartengono tutti a personaggi super famosi e conosciuti per la loro bellezza, come Elle McPherson (la modella australiana nota come 'The Body', per la (fu) perfezione del suo corpo), Britney Spears e Mischa Barton, la ventiduenne attrice che appare tra le più colpite dalla cellulite galoppante. La prossima volta quindi che ci si avventura di fronte allo specchio, si rammentino le sagge parole: mal comune...
E' arrivato il momento di... Wonder Veronika !!!

(Solo che io sono bionda...e sono un' eroina in miniatura...diciamo 1, 60 via...ma pur sempre efficace e coi suoi "poteri" - o poderi che dir si voglia - anima corpo e cervello...è ora di cominciare a farli funzionare tutti e tre insieme, a pieno ritmo...se uno deve essere "felice"....deve essere "felice"! no?)
("Sono Wonder Woman! anzi...Wonder Veronika " sarebbe il quarto corollario dell' Esperimento....
Ricapitolando:
POSTULATO: "Sono una persona vincente e sempre felice di vivere"
1' COROLLARIO: "Sono Marilyn Monroe"
2' COROLLARIO: "Ho sempre ragione"
3' COROLLARIO: "Se io ti ignoro e tu cominci ad amarmi, ti mando a quel Paese"
4' COROLLARIO: "Sono Wonder Veronika";
Experiment, day 3...va bene, mi pare...no?)
(In realtà quando stavo con F. mi sembrava più che altro di essere Super Vicky...."She's a small wonder... tu tu..."...grandiosa quella! ma Wonder Woman è più sexy - costumino stelle e strisce a parte, super kitsch e super anni '80 - e la preferisco! ...e poi io ho passato i 10 anni da un pò...è bene ricordarselo...;-))
Dunque la prima missione di Wonder Veronika è boicottare l' autobus di trasporti urbani - un tempo identificato da un numero innocuo - oggi ribattezzato "P2"...
Un pullman di massoni !!! "Kiss me kiss me Licio (Gelli)"...(cit.)? Ma che è??? Noooooooo!
Non ci salirò mai!!! Nemmeno se mi pagano! Wonder Veronika salverà gli ignari cittadini di Perugia dall'affiliazione coatta !
A lavoro, Wonder V....il mondo ha bisogno di te! Coriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!!
N.B. Comunque oggi è lo STICAZZI DAY...un giorno da cerchio rosso sul calendario e scritta esplicativa...

PRIMA FASE:
Parafrasando Paolantoni, in versione napoletano pentito e leghista*, affermo:
"Non siamo noi che siamo richiedenti...sono sempre loro che sono sfuggenti!".
Per la serie: "Scioè scioè...io voglio essere libbbero...!"
Ma chi ti tiene?!
Non è essere richiedenti il problema...è che loro non vogliono dare nemmeno il "minimo" che una relazione richiede. Si sentono subito controllati, soffocati, oberati di richieste sottintese (mai formulate).
MAI FORMULATE, sia chiaro.
Potrà mai essere richiedente uno che non formula manco il pensiero di una richiesta?
E non è solo un problema di "persona giusta".
E' un problema di "persona giusta" al "momento giusto".
Io F. l'ho fatto felice finchè me lo ha permesso. Poi non ho più potuto farlo.
E capisco che sono anche io che sono "insicura" ("sembri mia madre" mi ha detto a volte; ergo: io ho un atteggiamento insicuro e iper-protettivo; altre volte però mi aveva lodata per lo stesso identico atteggiamento:" brava mogliettina...una geisha proprio..."; allora com'è? io sono sempre la stessa, sei tu che hai paura e proietti cose su di me!)...
Diciamo però che quando lui ha incominciato a "irrigidirsi" si è visto e io sono diventata insicura.
Ho tollerato che a volte lui fosse ALTROVE perchè credevo che la cosa dipendesse dla fatto che lui aveva ancora bisogno di tempo per lasciarsi andare, per ritrovare fiducia nelle donne e nei rapporti.
In realtà non è solo una questione di tempo ma anche e soprattutto di carattere.
Di aver maturato o no certi bisogni: cioè il bisogno di una relazione profonda e non adolescenziale.
Lui la vorrebbe una relazione "profonda" ma sente il bisogno di fuggire.
Allora io posso essere la persona più "giusta per lui" sulla faccia della terra...ma è sempre lui che non vuole una relazione.
Cioè magari la vuole ma non è pronto, non è il momento giusto.
Devi anche essere tu a concedertelo, il momento...(non scarichiamo tutte le responsabilità sull'altro!).
Affermare che "io non andavo bene per lui" è falso e non solo (tra l'altro lui non l'ha mai detto nè pensato).
Lui, semplicemente, non era pronto per il tipo di relazione che volevo io.
Non ancora, per lo meno.
E non la voleva perchè non "poteva volerla" dato che non era capace di gestirla.
Quando volere non è affatto potere...
E' lui sfuggente, non sono io che sono richiedente.
La verità dunque è che al massimo è "lui che non è adatto a me", perchè vogliamo cose diverse.
Io sono da legame profondo subito.
PROFONDO DIVERSOda SOFFOCANTE.
Richieste e pretese non erano affatto presenti. Erano proiezioni della sua mente.
E poi tocca dirselo che io con le persone che si "assentano" ogni tanto, che vanno "altrove" con la mente, che sono insofferenti, sfuggenti, sempre a disagio (con sè stessi), irrequieti, sempre perennemente alla ricerca di emozioni forti, di soddisfazioni e di "di più" (ma non sarà erotizzare l'eccezionale???)...non sto bene.
Eppure anche io sono sempre in cerca, amo la vita e amo sperimentare...ma ho momenti di "quiete"...soprattutto se sto bene con un altro. Per me ricerca è ricerca-insieme.
I "tempi" di un altro, se desideri qualcosa, possono e devono essere rispettati a patto che non siano "infiniti" (ovvero un "rimandare" che consiste in un disagio, che nasconde il fatto che qualcosa non vuoi veramente farla, non ti senti di farla).
Allora è bene che l'altro cerchi la sua felicità altrove.
Nico, ad esempio, non si è mai "assentato" quando era con me.
Ergo: io con lui non sono mai piombata in quel disagio e insicurezza devastante (facendomi diventare iper-protettiva) che può infastidire.
Il fatto è che in quei casi di "altrove" penso di essere io che ti metto a disagio, così provo a trovare qualcosa che posso fare per farti stare meglio.
E anche se scopro che non sono io la causa del tuo disagio provo lo stesso a fare qualcosa per farti sorridere. Per farti "tornare dal tuo altrove".
Apprezzo che qualcuno lo faccia con me, apprezzo che qualcuno si interessi di come sto e di farmi felice. Non mi sento certo "soffocare" per questo, per il minimo atteggiamento di interesse (non parlo di atteggiamenti "ossessivi").
Forse a volte ho peccato di "insicurezza eccessiva"...ma quando si ha PAURA succede.
Ecco, forse con Nico non sono mai arrivata alla conclusione di avere PAURA DI PERDERLO. E sì che l' "ansia da abbandono" ce l'abbiamo quasi tutti...
Io però non la manifesto troppo, anzi, mi contengo molto.
Se dovessi però trasformarmi magicamente in una persona che questa ansia non la sente affatto per poter piacere a qualcuno, significa che dovrei "snaturarmi" per poter piacere a qualcuno.
Non posso nè voglio farlo.
Se tu non sopporti nemmeno il minimo sindacale delle mie ansie, si vede che non mi accetti come persona nella tua vita. Ovvero vorresti che io fossi "diversa" per stare bene con me.
Peccato però che dimentichino sempre che "rassicurare" l'altro, 2 minuti di orologio, non fa così tanto schifo come attività, inoltre non è punita nè col carcere nè con la morte...
La conclusione a cui sono giunta è che quando avverto quel tipo di DISAGIO che conosco bene c'è sempre qualcosa che non quadra. Bisogna decifrare di volta in volta cosa.
Io devo di sicuro imparare ad arginare l' ansia da abbandono che sento, la paura, le insicurezze e l'iper-protettività...e va bene.
Però vorrei essere anche tanto fortunata da incontrare in fututo persone che vogliano certe relazioni, certe "modalità".
Poi, come ho sempre pensato - nonostante le insicurezze - se il mio modo di mostrare affetto ("cozzetudine"= ovvero essere cozza attaccata allo scoglio!) crea un problema allora arrivederci e grazie.
IO SONO COSI' E VOGLIO ESSERE COSI'. VADO BENE COME SONO IN FONDO. PRENDERE O LASCIARE.
(Adoro gli aut-aut...sono così lineari....e chiarificatori...).
Ergo: HO SEMPRE RAGIONE.
Ovvero...EXPERIMENT, DAY 2.
SECONDA FASE:
Sempre parafrasando Paolantoni:
"Non sono io che sono mielosa...sei tu che vuoi essere trattato male!"
Io penso solo una cosa: PATOLOGIA. Ma non è masochismo questo.
Poi ti lamenti se le donne sono "stronze" con te e sottoscrivi se un tizio scrive "prendi una donna e trattala male" pensando che sia una cosa sensata....
Uno può desiderare di essere maltrattato (o ignorato) per godere e stare bene...per poi lamentarsene?
Vuoi una stronza, una "musa assassina", per poi rigettarla?
No, non è masochismo...ma di sicuro è patologia. E' un bel corto circuito nella percezione dei sentimenti...
Ma io non cadrò, come molte, nella trappola cinica del "gli uomini preferiscono le stronze quindi devo diventare stronza anch' io".
E' troppo squallido. Mi fa schifo.
Non mi appartiene. E io non voglio snaturarmi.
La "vendetta" (vedi il post precedente, SECONDO COROLLARIO) è strumentale: è un' altra fase del mio ESPERIMENTO (con gli uomini).
TERZO COROLLARIO:
"SE IO TI IGNORO E TU COMINCI AD AMARMI, ALLORA PUOI ANDARTENE BELLAMENTE A FARTI FOTTERE" **.
Amen.
*Paolantoni afferma : "Non siamo noi che siamo razzisti...sono sempre loro che sono napoletani! Abbasso il razzismo, abbasso i napoletani!".
**Comunque secondo me tutta questa rabbia è colpa del fatto che non abbiamo letto tutta per intera la vicenda di Giacomo Torretta...
Secondo Corollario al Postulato dell' Esperimento:
"Io ho ragione. Sempre."
Ergo:
Ingratitudine.
Fastidio? Ingiustizia?
Disagio e Ingratitudine.
L' Ingratitudine si paga in Terra.
Avrò la mia Vendetta.
Quello che chiedi, avrai.
Nè più, nè meno.
Questa sarà la tua suprema Condanna.
E' una Promessa. E ogni promessa è Debito.
E' anche una Sfida. Con me stessa.
Ma la vincerò.
Non sono io quella (davvero) "dipendente".
Io da sola ci so stare. Ci sono sempre stata.
Solo alla fine vedremo chi avrà bisogno di chi.
Assaporo già la Vittoria.
Assaporo la mia Riappropriazione.
Il Rispetto dovuto.
Anche l'Indifferenza sarebbe evidenza del mio Successo.
Lo Spirto Guerrier ch'entro mi rugge...chiede sangue sulle sue lame.
Sangue...
1) Stavo pensando a questo poco fa...The Smiths..."Jeane"...
Jeane
The low-life has lost its appeal
And I'm tired of walking these streets
To a room with a cupboard bare
Jeane
I'm not sure what happiness means
But I look in your eyes
And I know
That it isn't there
We tried, we failed
We tried, and we failed
We tried and we failed
We tried and we failed
We tried
Jeane
There's ice on the sink where we bathe
So how can you call this a home
When you know it's a grave ?
But you still hold a greedy grace
As you tidy the place
But it'll never be clean
Jeane
We tried, we failed
We tried, and we failed
We tried and we failed
We tried and we failed
We tried
Oh ...
Cash on the nail
It's just a fairytale
Oh ...
And I don't believe in magic anymore
Jeane
But I think you know
I really think you know
Oh ...
I think you know the truth
Jeane
Oh ...
No heavenly choir
Not for me and not for you
Because I think that you know
I really think you know
I think you know the truth
Oh ...
Jeane
That we tried, and we failed
That we tried, and we failed
We tried and we failed
We tried and we failed
Oh ...
Oh ...
Jeane
Ecco tutto. Semplice. "We tried and we failed". Punto.
2) Dunque, argomentando maggiormente, concludevo questo...a fine canzone...
Se le cose sono, sono.
Se non sono. Pace.
Se sono... se si ama abbastanza, se si vuole una certa cosa, se si è pronti a lottare per essa, se le resistenze non ci bloccano completamente, se si va avanti comunque, se i tempi sono maturi, se è la persona giusta...
Se se se ...
Se le storie riescono a superare ostacoli e indecisioni allora "sono".
Sennò è stato bello finchè è durato.
Se uno in genere eccede con le razionalizzazioni ma arriva qualcuno che ti spazza via i dubbi e abbatte le tue resistenze e ti resta accanto nel dubbio e tu riesci a fronteggiare le tue difficoltà ...se credi che sia giusto lottare contro di esse...se credi che sia giusto e possibile superarle...se credi che sia la persona giusta...forse...se è la persona giusta e ti resta accanto e tu resti accanto a lei...allora le cose sono.
Sennò...fine.
Sticazzi. Doveva andare così.
Santo fatalismo.
L'amore non basta.
A volte si è "pronti" ma non si crede di esserlo...è che abbiamo un' idea sbagliata di cosa significhi essere pronti per quella determinata cosa.
E' come agli esami: pensi di dover sapere il programma a memoria...eppure vai all'esame e a volte non è necessario conoscere le virgole.
E allora? allora vuol dire che eri pronto e non lo sapevi. credevi solo di non esserlo.
A volte si prova e se ne esce frustrati.
A volte si prova e si vince.
Provare, fino in fondo, è necessario...
E' necessario sia essere fatalisti, sia essere sicuri di aver fatto la scelta giusta, sia di aver provato fino in fondo.
Anche se non si può essere sicuri mai, fino in fondo.
Però avere la certezza di rovinare qualcosa di bello perchè non si è pronti...vivere con questa sensazione...anche se magari potrebbe non essere così...alla fine ci porta a rovinarle sul serio le cose.
Potere della mente.
E' giusto capire se stessi e possibilmente non a spese degli altri.
E' giusto essere sicuri delle cose che si fanno.
Ma bisogna sapere che a volte ci basta essere sicuri all' 1 % per andare fino in fondo...e ci sono invece momenti della vita in cui anche se sei sicuro al 100 % non ti basta per andare a vedere...
"E' come nel poker"...diceva F.
E aveva ragione.
Santo fatalismo...
"So che mi sto perdendo qualcosa...ma non posso vivermelo come vorrei...e tanto vale non vivermelo affatto...rovinerei tutto..." diceva sempre F.
E aveva ragione.
Pensare così tanto, analizzare così tanto...per arrivare alla conclusione che...
SE LE COSE SONO, SONO. SE NON SONO, AMEN.
Così va la vita.
E così vado anch'io.
(Questa è l'ultima volta che torno su questi argomenti...chè già mi deprimo ogni santo giorno...basta così...santo fatalismo...andare avanti come un panzer...per la propria strada...avanti e sempre avanti...vedere, a qualunque prezzo, cosa ci riserva questa vita...provare ad andare fino in fondo...sempre...e per il resto che Dio ci perdoni e ci guidi...).
3) Io ho deciso di essere felice.
Basta con la stamurtera, di qualunque genere.
Esperimento scientifico: quanto l'attitude genera cambiamento?
Proviamo...Il Postulato è:
"Io sono una persona vincente e sempre felice di vivere".
Vediamo come va, se funziona.
Tanto, danno non farà.
Di illudermi non mi illudo perchè lo so che è un esperimento scientifico...
Dunque...sui poster l'ardua sentenza (cit.).
4) Io adoro Marilyn Monroe.
Se fossi un uomo sarebbe la mia donna ideale.

Ora...se io fisicamente ho certe caratteristiche che rientrano nel modello...perchè devo pensare di essere brutta o "grassa"?
Anche Marilyn sarebbe considerata grassa oggi...o sbaglio?

Ma sapete che vi dico?
Sticazzi. Anzi...Jati strabelli (cit.).
Guardate qua...

Io dico che tanto fa essere naturali e spontanei...
Ma un "corso di seduzione" non farebbe danno a una come me...iper-timida, iper-emotiva, iper-insicura...
Fortuna che negli anni ho imparato a dissimulare...e addirittura sembro una persona spavalda e sicura di sè...so' risultati...emozioni forti...(cit.)
Però rimane il fatto che al "momento giusto" mi rivelo come un vero puparuolo...
Non sono capace di essere spudoratamente e sfacciatamente seduttiva...a meno che io non abbia in circolo parecchio alcool...(ma con l'alcool non vale...).
Perciò vedrò di essere felice e di convincermi di "essere Marilyn Monroe"...
Vediamo come va.
("Essere Marilyn" è il primo corollario al postulato dell'esperimento scientifico del punto 3).
A presto coi primi risultati.

Nagual spinning a web of light (Mario Castillo)
"Cazzo, che botta..." .
"Tutto gira intorno a te...".
Ho una sete micidiale...
Maledetto ciclo di Krebs...
(Festa dell'UNITA' e concerto dei Nagual...con due amiche folli...).
In poche parole...mi so' 'mbriacata co' 3 birre del cazzo...e ieri sera stavo benissimo...mentre oggi è un disastro...mi ha svegliata il telefono e sono scattata violentemente in piedi...e ho avuto un giramento di testa spaventoso...che mi si è offuscata la vista e stavo svenendo...mi sono dovuta sdraiare immediatamente ...e dopo...fare tuuuuuuuuuuuutto moooooooooolto L E N T A M E N T E...
Dicevo...3 birre...che dopo la seconda ero già più sfacciata di Courtney Love...
Adoro mettere a disagio i (bravi) ragazzi....lo adoro...mi diverto da morireeeeeee!!! (n.b. loro sono consenzienti, eh! ;-) )
Che c'era il batterista di questo gruppo che mi ricordava un sacco (ma un sacco...) F. ...e allora siccome all'inizio aveva quest' aria da bad boy, molto sicuro di sè e noncurante degli occhi del mondo puntati su di lui, questo sguardo profondo da figlio di puttana, quest'aria di sfida...e alla fine del concerto invece (col tarocco di Casadei di sottofondo e noi 3 a fare le groupies disperate...) era un "puparuolo" (ovvero un timido...) mi sono troppo divertita...e tra le altre cose gli ho detto:
V. : "Che alla fine...il problema...è solo uno...che tu assomigli un sacco al mio ex ragazzo..."
P.A. : "...Oh...mi dispiace..."
V. : "A me no...anzi...è un gran bello spettacolo..."
(...e lui è diventato, naturalmente, di qualunque colore...).
In poche parole... ho fatto un cazzo di show ieri sera e mi sono divertita tantissimo!
...Una simpatica egocentrica un pò matta...(era ora!)
Ho stretto la mano a uno che aveva sù una maglietta con scritto: "Gesù mi ama ma io voglio che restiamo solo amici" (o qlc del genere)...un mito...
Ho chiacchierato con tutti loro del gruppo e sono dei fenomeni...ma il più "fenomeno "di tutti è il chitarrista/tastierista S. ....simpaticissimo!
Ho pure detto al cantante, il carismatico M., che canta "Allarme" di Ferretti...meglio di Ferretti...
Hanno una chiara influenza dei Radiohead sui loro pezzi più intimisti...notevoli...e il cantante sembra ispirarsi a Manuel Agnelli o al cantante dei Marlene Kuntz talvolta...bravo davvero...
Mi sono pure proposta come corista...;-)
Che ridere...comunque...posso solo dire: "Abbasso Stewie !"
AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHA!!!
Se in Francia fanno fare una "campagna anti-anoressia" alla Bellucci vuol dire che i tempi sono maturi per ammettere una scomoda verità: NON TUTTE LE MODELLE SONO "BELLE".
E soprattutto che non basta essere ALTE e MAGRE (se non anoressiche) per essere "BELLE".
Anche tra le super-pagate top-model...non tutte sono "davvero BELLE".
Io intendo per bellezza un fisico tonico, armonioso, con le forme al punto giusto, un bell'atteggiamento , una bella mimica e soprattutto un bel VISO.
Tra le top, onestamente, l'unica che mi piace sul serio è Gisele Bundchen (per quanto la stanno facendo dimagrire troppo ultimamente...).
Poco fa ho scorso le foto del concorso Miss Universo 2008...e ad essere sincera Miss Italia la trovo bruttarella...
Inoltre quasi tutte avevano un bel fisico nel complesso (non tutte, paradossalmente !)...ma pochissime avevano un fisico armonioso, delle belle curve, un bel viso, una bella espressione...
Molte avevano decisamente un brutto viso o erano "volgari"...
Ho pensato, in tutta la mia autostima (!), che solo con UNA di loro mi sarei "scambiata" l'involucro...
E per l'appunto con Miss Venezuela 2008, Dayana Mendoza :

Io che mi faccio sempre i complessi perchè non sono una "bellezza mediterranea" (anche se il mio ideale di bellezza è Marilyn Monroe...ma dice che "non va più di moda")...alla fine, forse inconsciamente, IO MI VADO BENE COME SONO...è agli altri, al massimo, che posso non piacere...
E non piacere agli altri è un grave problema tecnico...ma il rimedio, una volta che sentirò di essere al mio "top" (= il mio meglio possibile), è uno soltanto: l'antica arte dello STICAZZISMO ! 
Che io ci avevo quasi creduto che voleva tornare nella mia vita...
Oggi mi manca da morire...
(Hard Candy Marbles by Andrew Morrell)
Chi di stramurtera ferisce, di stramurtera perisce.
Oggi mi sto sul cazzo. Non mi sopporto.
Oggi tantissime piccole cose sono andate storte.
Al pensiero dell'ennesima vacanza coi complessi da donna "inferiore" mi viene già il panico....non so se ce la faccio a "ignorarmi" anche quest' anno...sia caratterialmente (non sono "efficiente" e scattante e sempre al top come si vorrebbe, non sono quasi mai a mio agio in certe situazioni) sia fisicamente: mi sento sempre insicura del mio aspetto rispetto alle "modelle anoressiche" e fashion con le quali andrò al mare...in più non ho ancora imparato a nuotare...non ho una lira....non mi sono ancora laureata (e pare che tutti intorno a me invece si.)...etc.etc. etc.
Mia madre mi opprime con la sua opinione. E non lo sopporto. Anche sulle stronzate.
La adoro...ma questa cosa non la sopporto.
E scorrendo vecchi sms sul cellulare ne scorgo uno che dice:
"La vita è breve: infrangi le regole, dimentica in fretta, bacia lentamente, ama sinceramente, ridi senza controllo e non rimpiangere mai quello che ti ha fatto sorridere".
Dimentica in fretta?!
E poi: come si fa a non rimpiangere qualcosa o qualcuno che ti hanno fatto sorridere e che non hai più con te?!
Io non ce la faccio...non ce la faccio a pensare che io sto ancora qui dopo 6 mesi a pensare a lui ogni santo giorno...e lui non pensa neanche per un istante in un mese a me...e soprattutto che ha scordato tutto di me, di noi...che non ci pensa mai...non lo rimpiange mai...semai io sono, se va bene, un (bel ?) ricordo. Ma niente di più. Io non posso pensare che va a letto con un'altra ragazza...non ce la faccio...
Mi sa che non sono pronta affatto per un'altra relazione. E chissà quando cazzo mai lo sarò. E chissà se mai troverò una persona con la quale sto bene come sono stata con lui...quella "magia"...
Come cazzo si fa? come si può fare...?
Oggi mi sembra di impazzire...
Eppure sono passati mesi...
Io non dimentico.
Convivere con l'assenza. Solo allora riuscirò ad amare di nuovo. Se mai mi ricapiterà.
La fede è l'unica strada.
In God's hands....come si dice in "Candy" (altra botta a muro di film...).
Che Dio abbia pietà della mia anima e mi conceda quello per cui prego da sempre.
Amen.
"If I fell in love with you...would you promise to be true...and help me understand...'cause I ' ve been in love before...and I found that love was more...than just holding hands...".
D'accordo il bisogno di "fiatstima"...ma a tutto c'è un limite...Secondo me sbaglio qualcosa io. E' solo che forse non ho ancora ben centrato "cosa"...e magari mi cruccio sulle cose sbagliate.
Devo di sicuro porre rimedio a un fatto.
Evidentemente appaio così tanto "perfetta", così tanto un "angelo" (F. non faceva che ripetere che io non ero umana secondo lui...) che poi in realtà alla fine non mi si accolla proprio nessuno.
Il fatto è che tutti si sentono intimoriti , in colpa, investiti di chissà quali "aspettative", in dovere di fare per me chissà cosa, e finiscono col non sentirsi "all'altezza" per certi versi.
Si sentono spaventati, allontanati, messi in fuga dal mio" sentire profondo", dal mio "darmi così totale" e intenso. Credetemi, I know my chickens.
Sicuramente sbaglio qualcosa. Sono troppo emotiva, troppo viscerale e troppo poco "cauta"...(e meno male che sono io poi quella con le "resistenze"....mah!)
Nemmeno io credevo che stessimo per sposarci il giorno dopo...ma di sicuro provavo qualcosa di molto forte per lui...ma per me questo non era un problema.
Di sicuro l'ho spaventato, in qualche modo. Lui non era pronto a darmi quello che avrebbe voluto...quello che io stavo dando a lui...e ha dovuto andarsene.
Diciamoci la verità: lui non si è proprio concesso di "innamorarsi seriamente" di me...sentiva che per il suo equilibrio non era bene farlo...non poteva "fidarsi" così presto e così profondamente di nuovo, allora.
E' per questo che io finisco sempre a fare il counselor ai ragazzi che stanno con me...e li aiuto ad uscire dalla "crisi"...così che possano essere più sereni con sè stessi e andare a finire tra le braccia indifferenti di altre ragazze...delle quali di sicuro si innamoreranno perdutamente...
Ed è per questo che lui ora sta con un'altra, con meno "aspettative" e sta "bene".
Magari questa inconsciamente gli concederà pure il "tempo" di innamorarsi di lei...
Magari questa è pure "stronza"...o semplicemente non gli da tante attenzioni. Non gli da poi tanto.
Quindi lui si sentirà di sicuro "stuzzicato" da questo suo negarsi (perchè dice che in amore vince chi fugge...) e non si sentirà "da meno", in dovere di "dare quanto riceve". Basta il "minimo".
E non si fa fatica.
(Io cerco la "magia"...se la magia fa fatica...pace).
N.B. L'immagine è tratta dal film "Across the Universe" e le parole sono della canzone dei Beatles "If I fell".
A VOLTE RITORNANO...."e sono neri come il corvo"....(o sono solo abbronzati?
)
Il tempismo è tutto nella vita....!
AHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAH!!!
(A me fa trooooooooppo RIDERE sta cosa...è mezz'ora che sto ridendo!!!
)
P.S. Così stasera mi faccio spiegare due cose sull' "equilibrio di Nash", visto che si trova...!
P.S.2.Lo so che lo state pensando...non è propriamente il mio ex...(F. è un ingegnere, non un matematico)...ma mi fa ridere comunque questa specie di "ritorno" !!!
Pensavo che un blog è una sorta di "SOVRAMODALIZZAZIONE" di un diario (privato/segreto...comunque lo si voglia chiamare).
Si, pensavo proprio questo...una sovramodalizzazione.
Allora per scrupolo mi sono tolta lo sfizio di cercare su google la parola "sovramodalizzazione"...
Innanzitutto il caro motore di ricerca ti prende per pazza e ti chiede se per caso non stavi cercando "sovramodulazione"...(probabilmente matematica batte semiotica 1 a 0...ma palla al centro. si ricomincia.)
E invece no. Tu stavi proprio cercando "sovramodalizzazione".
Ebbene, i risultati sono 4. Solo 4.
Due di essi sono link che rimandano a un libro di Jean-Marie Floch (grande) , "Bricolage. Lettere ai semiologi della Terra ferma" (che già il titolo è un orgasmo intellettuale...), e un altro è un link al XXXIII Congresso dell' Associazione Italiana di Studi Semiotici.
E va bene. Fin qui tutto nella norma.
Ma non vi ho detto qual è il primo, primissimo, risultato...
Il primo risultato con google per la parola "sovramodalizzazione", primo su 4, è....
IL MIO BLOG !
E' un link al mio blog, al post del 2 giugno (2008).
Da non credere....controllate, se pensate che dica scemenze!
Beh, QUESTE sono cose (idiote) che mi riempiono di orgoglio...e di felicità! 
...Grazie Dio, per la semiotica !



Meditazione...silenzio...tranquillità...vorrei essere un monaco buddista...(ma senza le mazzate della protesta...)...
La serenità è felicità per me adesso...niente ansia, niente preoccupazioni...
Aspiro alla serenità...aspiro alla felicità.
Ci provo. E la troverò. Comunque vada...
Non voglio più pensare a lui (a F.) come ad una ASSENZA NEL PRESENTE... ma come ad una PRESENZA NEL PASSATO.
Dove presente non è MIGLIORE/PEGGIORE di passato...ma solo una dimensione temporale.
Dimensioni temporali come pure il futuro.
Sì, anche il FUTURO esiste. Ed esiste ANCHE PER ME. Strano, ma pare sia così.
FUTURO, di per sè, è neutrale...non è necessariamente meglio o peggio. E soprattutto se una volta il futuro non è "bello", esso ,appena divenuto presente (per essere -bello o no- deve attualizzarsi nel presente) e poi passato, lascerà il posto a un FUTURO NUOVO DI ZECCA, pieno di nuove speranze!
In sintesi, sto diventando EPICUREA (nel suo significato filosofico vero, non nelle speculazioni -errate- da esso derivate). Ottimo, direi.
SUBLIMARE l'amore non è mentirsi, è sopravvivenza. Non c'entra l'etica.
E' solo che ho "sgamato" i miei meccanismi di difesa/sopravvivenza ormai.
Li ho così spaventosamente slatentizzati ed esposti al pubblico ludibrio che ora non funzionano più.
E non funzionano più perchè NON CI CREDO PIU'.
Non credo più che LAUREARSI può colmare il vuoto che hai, che è un vuoto-di-PERSONE.
La laurea, come qualunque altra attività (atta a sublimare), non sarà mai SOSTITUTIVA dell'AMORE.
Mi dispiace, sono cose differenti. Troppo differenti.
Quando ero adolescente funzionava perchè pensavo che fossero solo 2 forme di amore (rivolte VERSO SE' STESSI) differenti, ma pur sempre 2 forme di amore. Se non c'era una ,bastava l'altra e viceversa.
Oppure credevo che fossero 2 vie attraverso le quali io potessi esprimermi, in maniera quasi AMBIVALENTE, semplicemente 2 campi d'azione.
Mi dispiace: i 2 campi NON SI EQUIVALGONO. E MAI POTRANNO.
Il mio amore non è un desiderio puramente narcisistico di esprimermi, come può esserlo studiare o andare a cinema, o cantare o fare altre attività gratificanti per il mio ego e la mia autostima.
L'amore non è puro narcisismo. Mi spiace.
Secondo me, che che ne dicano le teorie psicanalitiche, non si soffre di più quando prevale la componente narcisistica. Ma è il contrario, ovvero quando la componente narcisistica è più labile.
O perlomeno, si soffre diversamente. La sofferenza poi è percepita come maggiore o peggiore a seconda di che struttura di personalità ha il soggetto in questione.
Ma non è tanto questo il punto. Il punto è che:
NON si può confondere un tipo di "emotività profonda" con un castello di insicurezze personali irrisolte che in una relazione si aggrappano al tornaconto narcisistico positivo che inevitabilmente ne deriva.
EMOTIVITA' DIVERSO-DA INSICUREZZA.
Ovvero (e non è un giudizio etico, nè scientifico, ma un PUNTO DI VISTA puramente PERSONALE) secondo me si sta PEGGIO (= si soffre di più) :
- NON quando stai male perchè "non sai stare da sola" (tremenda banalizzazione) ,ovvero quando ti appoggi al partner per risolvere tue insicurezze irrisolte, ovvero quando il vuoto che senti è il vuoto dato da te-stessa-senza-lui (cioè te stessa senza le sicurezze narcisistiche che stare con lui ti dava);
- MA quando stai male perchè "sai stare da sola", ovvero sai convivere con le tue insicurezze ormai, sai porvi un argine con le tue forze (più o meno); ovvero il vuoto che senti non è soprattutto dato da te-stessa-senza-lui (perchè la te -stessa-con-lui tu la ritieni migliore della te-stessa-senza-lui) ma dalla assenza di quello spazio che si era creato di relazione tra te e lui; ergo non è un vuoto narcisistico ma potremmo chiamarlo banalmente un vuoto "di relazione".
Il piano narcisistico dell'ego (non si parla di etica, ripeto) ,che è SEMPRE presente, in questo secondo caso è sopraffatto dal piano di relazione.
Anche nel primo caso il piano di relazione è presente, come è ovvio, ma forse l'attaccamento ad esso del soggetto viene sopraffatto da un maggiore attaccamento a un piano narcisistico (incentrato sull'ego).
Ricapitolando, in una relazione ci sono:
lei-con-lui ⇔ spazio di relazione-lei-lui ⇔ lui-con-lei
Nel primo caso si soffre concentrandosi maggiormente su un dolore di tipo "egocentrico" (secondo me il dolore egocentrico è una sottocategoria del dolore narcisistico), (uso certamente termini non appropriati , non faccio giudizi etici di sorta).
Nel secondo caso si soffre concentrandosi più sulla dimensione condivisa della relazione, ne consegue un dolore "incentrato sulla relazione".
Forse il modo di soffrire non dipende solo dal carattere (dalla struttura di personalità si diceva sopra) dei singoli partner, ma soprattutto il dolore viene maggiormente influenzato e indirizzato sul primo o sul secondo tipo dal MODO che ognuno ha DI CONCEPIRE lo spazio di relazione.
Questo MODO DI CONCEPIRE LO SPAZIO DI RELAZIONE non deriva dal fatto che si prenda in considerazione o no il suddetto spazio, perchè è ovvio che ognuno lo fa (anche chi ama in modo egoistico non può esimersi dal considerare il carattere prevalentemente "relazionale" di un rapporto: in una coppia si è in due), ma sul GENERE di rapporto che si intrattiene col proprio partner.
Ovvero se parliamo di rapporti di dipendenza, di indipendenza o di interdipendenza (vedi blog di ameya in merito:
http://amoredipendente.splinder.com).
Forse banalmente potremmo generalizzare che:
chiudere una relazione di DIPENDENZA porta più facilmente il soggetto a soffrire in modo "narcisistico"; chiudere una relazione di INDIPENDENZA porta più probabilmente a soffrire trincerandosi e fossilizzandosi solo sulle proprie esigenze non soddisfatte (potremmo definirlo un modo di soffrire "egoistico"); chiudere una relazione di INTERDIPENDENZA porta più verosimilmente a soffrire di un dolore di tipo "relazionale".
A me in una relazione interessa molto più il tornaconto in termini di "relazionalità" (=scambio) che non in termini di sicurezze narcisistiche acquisite (anche se ringrazio con ogni mezzo a mia disposizione per esse, e credo che siano una parte importantissima in un rapporto; importantissima ma non essenziale).
Per me:
ESSENZIALE E' LA RELAZIONE molto più di ME-NELLA-RELAZIONE.
(Se questo fosse un concetto che la mia mente davvero arriva a comprendere sarebbe meglio...per ora ne ho solo una comprensione EMOTIVA...ma non si può avere tutto e subito, quindi paziento).
E volevo sottolineare il fatto che SI VA AVANTI COMUNQUE: CERTI VUOTI NON SI COLMANO MAI. ELABORARE UNA PERDITA NON SIGNIFICA SMETTERE DI SENTIRE DOLORE O DI SENTIRE L'ASSENZA O DI SENTIRE IL VUOTO. SIGNIFICA IMPARARE, COL TEMPO, A CONVIVERE CON L'ASSENZA. A CONVIVERCI. SI VA AVANTI CONVIVENDO COL VUOTO, NON ELIMINANDOLO O CREDENDO DI RIEMPIRLO. PERCHE' NON SI PUO'. NESSUNO PUO'. E NEMMENO IO.
Questo è quanto...e quello è sicuramente tanto (dice sempre mio cugino).
[ATTENZIONE: DOMANDA RIVOLTA ALL'INDIRIZZO DI G. E DIEGO: "ALLA LUCE DI QUANTO SCRITTO...SIAMO SICURI CHE QUEL CAFFE' CHE HO BEVUTO POCO FA ERA DECAFFEINATO????????????????????????????????????????"]
E poi volevo dire al mondo che in questi mesi sto imparando a fare una GRANDE COSA:
A GESTIRE IL SENSO DI COLPA E L'ANSIA , E AD ARGOMENTARE CON VALIDI SUPPORTI LA TESI CHE "L'AGO DELLA BILANCIA NON ESISTE".
No, dico...vi pare poco???
Almeno due o tre attacchi di panico (caffè a parte) al giorno CI STANNO TUTTI...no?
Non sono mica Brian di Nazareth (cit. Monty Python)!!!
PANICO, ti conosco (quasi) ormai...
NON ESSERMI COSI' OSTILE...DAI...DIVENTIAMO "AMICI"??? 
(Se sono arrivata a parlare col mio attacco di panico stiamo veramente alla frutta...ma io l'avevo detto ai miei amici di non lasciarmi SOLA stasera!!!!!!!)
(Vabbè...ora provo a rilassarmi...e se non ci riesco...qualcuno mi chiami pure il 118 per piacere...
)
Beh...che altro dire? BUONANOTTE PA'!
(dove "PA' " non sta per "PAPA' "...bensì per "PANICO"...)
(E vabbè...nessuno è perfetto...chi tra di voi si sente "normale" scagli la prima pietra!...)
(Mi sa che è meglio se provo a dormire prima che Dio mi fulmini per le citazioni indebite!
)
NOTTE A TUTTI. VI AUGURO SOGNI DOLCI DI MIELE !
P.S. : Quasi mi dimenticavo....Diego, oggi SEI STATO BRAVISSSSSSSSSSSSSSSIMOOOOOOOO !!!...'Notte.
Studiare ha i suoi vantaggi...per esempio, si capiscono tante cose...
La depressione secondo le teorie psicoanalitiche
[fonte http://www.psico-terapeuta.it/]
(non sto dicendo che sono depressa ma solo che potrei diventarlo...e che c'è una grande affinità tra lutto e depressione...e anche tra lutto e separazione dalla persona amata...tocca dirsele 'ste cose...sennò uno si sente solo "in colpa"...)
(...dicevamo...)
[articolo del 16 maggio 2007 - Salvatore Cianciabella]
Ci sono valide prove della relazione tra la profondità dei sentimenti di perdita e un’aumentata vulnerabilità a disturbi psichiatrici e fisici. [...]
Tra i pazienti depressi, il 60-70 per cento, hanno avuto un doloroso evento di perdita (che generalmente riguarda la perdita o la minaccia di perdita di una relazione di attaccamento) nell’anno precedente alla loro malattia, laddove nel gruppo dei controlli non depressi la percentuale scende al solo 20 per cento. [...]Tuttavia, perché la perdita sia patogenetica, essa deve essere inserita in un contesto di altre variabili importanti.
Non tutti coloro che subiscono un lutto soccombono alla depressione. Coloro per i quali la perdita è stata improvvisa e assolutamente inaspettata, o che avevano una relazione di dipendenza con la persona perduta, o che si sentivano con essa ambivalenti e che comunque mancano di relazioni di sostegno e di una rete di amici, sono molto più vulnerabili.
Dobbiamo inoltre ricordare che la depressione di per sé non è da considerare come malattia (che può essere talvolta talmente grave da portare al suicidio), quanto piuttosto un affetto che rientra nell’esperienza di ogni uomo che sorretto da figure interne sufficientemente buone e affidabili, sappia vivere, elaborare e trasformare il lutto per la perdita, ma anche una realtà radicata nella nostra evoluzione psichica, una sorta di condizione indispensabile per la creatività e comunque un sentimento abituale, quotidiano addirittura, dell’uomo normale.
Quando, invece, l’intensità della depressione supera certi limiti o si presenta in circostanze che non la giustificano diventa di competenza psichiatrica, dove si distingue una depressione endogena che, come vuole l’aggettivo, nasce ‘dal di dentro’ senza rinviare a cause esterne, e una depressione reattiva che è patologica solo quando la reazione ad avvenimenti luttuosi o tristi appare eccessiva. Essa è caratterizzata principalmente da sentimenti di vuoto, di tristezza e di apatia.
Le interpretazioni della depressione sono diverse e si differenziano a seconda dello schema teorico di riferimento.
[...] Sebbene Lutto e melanconia venga considerato l’opus princeps sul tema, in cui Freud confronta l’essenza della melanconia e l’affetto normale del lutto, è in Karl Abraham, psicoanalista tedesco, che la psicoanalisi rintraccia il suo scritto originario sulla depressione. Egli, nel 1912, tracciò quel parallelo tra lutto e melanconia che per lungo tempo costituì il riferimento principale per i pensatori di questo campo. Considerando il dolore per la perdita di un oggetto amato un fenomeno essenzialmente normale, egli affermò che il lutto e la melanconia sono per certi versi simili in quanto, in entrambe i casi i soggetti soffrono ma, mentre il lutto è sempre causato da una perdita oggettiva, la melanconia sembra essere un dolore dissennato, eccessivo, spesso senza causa e apparentemente ingiustificato.
Inoltre, con una spiegazione eziologica eccezionale per i suoi tempi, egli rintracciò una spiccata ambivalenza nel melanconico dovuta alla presenza dell’ira, da lui stesso definita “ostilità inconscia”.
L’individuo tende a superare il limiti del lutto normale (dolore) per passare ad una melanconia abnorme (depressione) quando questa reazione per l’amore perduto si carica di ira (rabbia, ostilità inconscia) come pure di amore. [...]
Haynal considera il lutto, la depressione che ne deriva e il processo analitico come assai vicini tra loro, stabilendo un nesso tra depressione e creatività. Riprendendo interamente la teoria di Abraham, Freud introduce una distinzione: il lutto è sempre collegato ad un oggetto perduto nella realtà e percepito coscientemente; la melanconia, invece, pur potendo essere collegata ad un oggetto simile, più spesso si collega alla perdita immaginaria di un oggetto, percepita inconsciamente.
Il lutto e la melanconia hanno alcuni aspetti in comune:
Inoltre, la melanconia manifesta alcuni altri aspetti:
Queste osservazioni cliniche straordinariamente precise hanno resistito alla prova del tempo.
Il sistema teorico freudiano considera tutti gli aspetti clinici distintivi del melanconico:
Una parte dell’Io regredisce ad un livello ricettivo orale, un’altra parte si identifica con l’oggetto perduto, prima introiettato. La parte sadistica dell’Io attacca quindi l’oggetto, che ora è fuso con la parte ricettiva dell’Io. Coscientemente questo viene percepito come un conflitto tra una parte dell’Io e la sua facoltà autocritica (una rudimentale anticipazione del futuro concetto di Super-Io).
Questo determina un crollo della stima di se, autoaccuse e bisogno di autopunizione che vengono, quindi, viste come un tentativo di punire la figura amata che lo abbandona. [...]
Inoltre, estremamente importante è la considerazione di una multifattorialità eziopatogenetica della depressione e una possibile chiave di lettura alle differenti reazioni alla perdita presenti nell’adulto.
In altre parole i futuri depressi sono essenzialmente persone dipendenti con alcuni difetti basilari nella loro stima di sé e nel loro sistema di orgoglio personale.
Con la pubblicazione di un lavoro di Sandor Rado, nel 1928, la posizione psicoanalitica classica sulla depressione raggiunse la sua forma completa.
Tre punti principali acquistano risalto nella sua teoria:
Fondandosi sulle ipotesi di Abraham e di Freud, Rado segnala, fra le caratteristiche dei depressi, un intenso desiderio di gratificazione narcisistica, intenso bisogno di essere amati e approvati e una stima di sé che dipende unicamente dalle relazioni con l’oggetto.
Il depresso è instancabile nella sua ricerca d’amore, si nutre dell’oggetto, senza rendersene conto ed è per questo che reagisce con una violenza estrema all’aggressione o alla minaccia di ritiro dell’amore oggettuale. Quando questa rivolta si risolve in un fallimento, il soggetto rivolge la sua aggressività contro se stesso e sprofonda nella melanconia.
L’autopunizione è un atto espiatorio, un pegno per avere il perdono per l’attacco di collera. Tutto è trasferito al mondo interno, l’Io passa da uno stato di rivolta ad uno stato di colpevolezza, quest’ultima derivante dalle tendenze aggressive nei confronti dell’oggetto.
L’Es viene allora vissuto come più potente dell’Io e si associa al Super-Io per schiacciare l’Io con la stessa violenza che l’Io aveva usato per aggredire l’oggetto. È per questo che l’Io cerca di ottenere il perdono del Super-Io nello stesso modo in cui cercherebbe di ottenere quello dell’oggetto.
‘Colpa-riparazione-perdono’: in questi termini è vista ora la chiave dinamica della depressione.
[...]Il ruolo delle emozioni come la paura e la rabbia divennero centrali. Le nevrosi vengono considerate come il risultato di una iperreazione emotiva attivata dall’organismo in situazioni di emergenza. In sostanza, per Rado la depressione è un rigido inconscio che chiede amore, determinato da una perdita effettiva o immaginaria; inoltre, il paziente sente che la perdita mette in pericolo la sua sicurezza. L’ambivalenza che si trova nei pazienti depressi è ora spiegata dal conflitto tra la rabbia dominatrice e la paura remissiva.
Fin qui l’unico aspetto comune a tutte le teorie della depressione presentate è stata l’implicita equazione tra lutto e melanconia. Fu questa analogia che dettò il ruolo centrale della ‘perdita dell’oggetto amato’ nell’eziologia della depressione, ma l’esperienza clinica riscontrava che non sempre la depressione aveva inizio dalla perdita di un oggetto amato, inoltre, si intuiva che l’oggetto d’amore potesse essere in realtà un simbolo di qualcosa di più fondamentale.
Come fa notare Gaylin, Kierkegaard nel saggio "La malattia mortale " afferma che una giovane donna che perde il fidanzato, se si dispera, non prova dolore per il fidanzato perduto, ma per il Sé-senza-fidanzato. E così è per tutti i casi di perdita, si tratti di denaro, di potere o di rango sociale. Se un uomo è stato licenziato, è stato umiliato socialmente. È il senso di fallimento personale, di impotenza e di inutilità che domina l’esperienza dell’individuo che fa disperare più dell’abbandono in sé.
Otto Fenichel comprese chiaramente il rapporto tra depressione e autostima. Egli afferma che l’esperienza precipitante nel paziente depresso è o la perdita dell’autostima o una perdita delle risorse che gli assicurerebbero o addirittura gli accrescerebbero l’autostima. Non è essenzialmente la perdita dell’oggetto amato o dei suoi corrispettivi simbolici a causare la depressione. In realtà, solo quando un oggetto amato è investito dalla nostra autostima la sua perdita produce depressione. Ciò che lamentiamo è la nostra perduta autostima, in quanto l’oggetto d’amore è semplicemente un simbolo di essa.
[...] I soggetti che reagiscono alla delusione amorosa con gravi depressioni, sono sempre persone per le quali l’esperienza amorosa significa non solo una gratificazione sessuale ma anche una gratificazione narcisistica. Con l’amore perdono la loro stessa esistenza. Affermando questo, Fenichel sposta l’interesse dall’Es all’Io, dal sesso alla sopravvivenza.
Fu Bibring che scelse di spiegare la depressione in termini di psicologia dell’Io. Egli considerò la depressione come emergente dalla tensione tra ideali e realtà.
Tre aspirazioni narcisistiche altamente investite - di volere essere amato, di essere forte e superiore, di essere bravo e amorevole - vengono considerate parametri di condotta. Tuttavia, la consapevolezza dell’Io della sua reale o supposta incapacità di essere all’altezza di questi parametri, produce depressione. Il sentimento di impotenza porta il soggetto ad una situazione di aggressività verso se stesso, ma solamente quale fenomeno secondario. Bibring fu il solo a non riconoscere un ruolo chiave al Super-Io. Ritenne, invece, che la tensione cresca all’interno dell’Io stesso, e non tra l’Io e un’altra istanza psichica. Secondo quest’autore, qualunque frustrazione o ferita narcisistica che riduca la stima di se può degenerare in una depressione clinica.
Continuando il paragone tra depressione e angoscia, afferma che come l’angoscia, la depressione è una reazione di base dell’Io. Mentre però l’angoscia è una reazione al pericolo con cui l’Io si prepara alla lotta o alla fuga, nella depressione avviene il contrario. L’Io è paralizzato perché incapace di affrontare il pericolo. “È come se si rivivesse quello stato dell’Io caratterizzato dall’impotenza (helplesness), quindi una riattivazione di uno stadio strutturale anteriore dell’Io, lo stato di impotenza [hilflosigkeit] provato nella situazione infantile.
In sintesi, l’ideale dell’Io, sostenuto da aspirazioni narcisistiche, svolgerebbe un ruolo fondamentale nei meccanismi intrapsichici della depressione.
Rifuggendo dal linguaggio e dall’orientamento degli psicologi dell’Io, la Klein si basa sul modello della psicologia dell’Es, in cui ogni nevrosi deriva da una regressione ad un punto di fissazione rappresentante uno stadio precedentemente normale dello sviluppo.
La Klein postula che il paziente depresso è un individuo regredito ad uno stadio di sviluppo che si verifica nella seconda metà del primo anno di vita che, come abbiamo già visto, denomina “posizione depressiva normale”. La regressione risulta perché l’Io è minacciato dall’aggressività del suo stesso Es, un’aggressività che è funzione dell’istinto di morte (concetto prevalente nelle sue teorie).
Seppur apparentemente distante dalle teorizzazioni di Bibring, la Klein identifica la posizione depressiva del bambino con quel momento in cui il soggetto esperisce il proprio sentimento di impotenza, di vulnerabilità e di dipendenza. È quindi possibile riconoscere in quel punto di fissazione che la Klein definisce posizione depressiva, ciò a cui Bibring fa riferimento parlando di esperienza di impotenza e diminuizione dell’autostima tipica dell’infanzia che viene rivissuta dal depresso.
L’autrice, comunque, si propone di trattare degli stati depressivi in rapporto alla paranoia da un lato e alla mania dall’altro. Nel depresso permane l’angoscia suscitata dal timore che gli oggetti buoni, e l’Io con loro, possano essere distrutti; ciò è dovuto al suo insuccesso nel non essere stato capace di dominare la paura paranoide dei persecutori interni.
Mentre nella posizione schizo-paranoide si manifestava soltanto la paura di essere perseguitato da oggetti cattivi, nella posizione depressiva si presenta una seconda paura, quella di distruggere l’oggetto buono.
Per difendersi contro questo secondo timore, il bambino elabora delle difese maniache, fondate sull’onnipotenza, il cui fine è da una parte di difendersi contro gli oggetti cattivi e dall’altra di salvare e riparare gli oggetti d’amore.
La paura di danneggiare l’oggetto buono, può permanere nella vita adulta di alcuni individui i quali si sentono obbligati a scegliere la via dell’insuccesso perché per essi il successo significa sempre l’umiliazione o addirittura il danneggiamento di qualcun’altro.
Ciò porta l’individuo ad utilizzare difese maniacali quali l’idealizzazzione e il disprezzo o il diniego per evitare di riconoscere che l’oggetto è stato danneggiato e deve essere riparato. Le difese maniache e ossessive perdono la loro ragion d’essere man mano che il bambino acquista fiducia nelle sue capacità di riparazione e nella sicurezza che gli conferiscono i suoi oggetti interni.
Un soggetto che ha superato la posizione depressiva può nella sua riattuazione, in seguito ad un lutto in età adulta, ricostruire il proprio mondo interiore disgregato e in pericolo, riacquistando il senso della sicurezza e pervenendo a un’autentica armonia e a una vera pace. Nel depresso, invece, come nella prima infanzia non si riesce a consolidare gli oggetti interni ‘buoni’ e a sentirsi sicuro nele suo mondo interiore.
Per M.Klein, la depressione sarebbe quindi il fallimento della riparazione nella posizione depressiva. Inoltre, anche nell’adulto, come nell’infanzia, l’esistenza di un ambiente che dia conforto e sollievo favorirà la restaurazione dell’individuo.
N.B. Noi donne semo sempre le mejo !!! Grande Melanie Klein!!!...Ce la farò...ce la posso fare a stare di nuovo bene. Presto. :-)

Il punto è...
Ho perso due amici. Anzi, un grande amico e il mio migliore amico.
ok. è un trauma.
Ma c'è la scadenza?
Quanto dura il lutto?
Cioè...avevo bisogno di ritrovare loro in qualcuno da amare per superare la cosa.
Strampalato ma è quello che credevo.
Nel mio ex-ragazzo c'era un pò di entrambi e tanto anche di una persona che ho amato molto (il "governatore" per chi conosce i fatti, un mio e loro amico anche lui)...e dunque stavo bene.
Il mio ex era capace di arginare o a volte addirittura colmare quel vuoto.
Ora che lui è uscito dalla mia vita non mi manca solo lui...
ho perso un'altra parte di me stessa, di nuovo...
ed è come se loro fossero morti due volte.
E questo è davvero troppo da accettare.
Che Dio mi sia testimone, non so come fare.
Lui è piovuto dal cielo, un vero dono.
Se Dio mi ama, accadrà ancora.
Altrimenti "vivrò" come meglio posso...
barcamenandomi come ho fatto in questi 26 anni...
tentando di diventare una persona migliore, della quale io stessa possa avere stima.
Re-hab, day ?
Ho perso il conto...non avrei mai potuto laurearmi in ingegneria.